La prevenzione terziaria riguarda le persone che manifestano già un danno. Lo strumento più diffuso è lo sportello di ascolto psicologico, interno o affidato a professionisti esterni, che offre colloqui riservati ai lavoratori in difficoltà. In alcune grandi aziende sono attivi programmi di assistenza ai dipendenti, che offrono consulenza psicologica, legale e su problemi familiari, con accesso telefonico o online. L'efficacia dipende da riservatezza garantita, facilità di accesso e conoscenza diffusa del servizio: un numero di telefono dimenticato in una bacheca non è uno sportello.
Un secondo ambito è il rientro al lavoro dopo una lunga assenza per disturbi legati allo stress o al burnout. Un rientro senza modifiche, nella stessa postazione e con gli stessi carichi, porta spesso a ricadute. Un percorso graduale, concordato con il medico competente e con il responsabile, con eventuali adattamenti temporanei di orario e compiti, aumenta molto le probabilità di successo.
Il terzo ambito riguarda gli eventi critici: un infortunio mortale in reparto, un'aggressione grave, una rapina. Nelle ore e nei giorni successivi i colleghi coinvolti possono presentare reazioni acute di stress. È utile prevedere nel piano di emergenza chi si occupa del supporto, come si informano i lavoratori, come si gestisce la ripresa delle attività e come si accede a un supporto specialistico per chi ne ha bisogno, evitando interventi improvvisati e forzati.