In un polo logistico con centoventi addetti, metà dei quali in somministrazione, un carrellista riferisce all'RLS che il suo caposquadra lo assegna da tre mesi sempre ai turni notturni e alle missioni più faticose, lo rimprovera davanti ai colleghi e ha detto ad altri di non parlargli. L'operatore collega l'inizio di questo trattamento a una sua segnalazione su un carrello con freni inefficienti. Riferisce di dormire male e di aver pensato di dimettersi.
L'RLS, d'accordo con il lavoratore, informa l'RSPP. L'RSPP non prende posizione sulla qualificazione dei fatti, ma attiva la procedura aziendale: la segnalazione viene trasmessa alla persona incaricata della gestione, esterna alla linea del caposquadra, che ascolta separatamente le parti con garanzia di riservatezza e raccoglie riscontri oggettivi dai sistemi di assegnazione dei turni. Nel frattempo, come misura cautelativa, l'assegnazione dei turni del lavoratore viene affidata temporaneamente a un altro responsabile, e gli viene ricordata la disponibilità dello sportello di ascolto.
Indipendentemente dall'esito individuale, l'RSPP porta al gruppo di lavoro una domanda organizzativa: il sistema di assegnazione delle missioni lascia ai capisquadra una discrezionalità non tracciata, che può diventare strumento di pressione. La misura proposta è un criterio trasparente di rotazione dei turni, verificabile dal sistema informatico, e un messaggio esplicito della direzione a tutti i preposti sul divieto di ritorsioni verso chi segnala problemi di sicurezza.