Modulo C (RSPP) · Blocco 3/6 (8–12 h) · Slide 14/50

Errori tipici nella scrittura degli obiettivi formativi

Rileggendo progetti formativi reali emergono sempre gli stessi difetti. Il primo è l'uso di verbi non osservabili: conoscere, sapere, essere consapevole, sensibilizzare. Nessuno può verificare direttamente la consapevolezza; si può verificare invece che una persona descriva, individui, esegua, scelga, segnali. Il secondo difetto è la confusione tra obiettivo e argomento: rischio elettrico non è un obiettivo, è un titolo.

Il terzo difetto è l'eccesso: un corso di quattro ore con venticinque obiettivi dichiarati non ne raggiungerà nessuno in modo solido. Meglio cinque o sei obiettivi ben scelti, collegati ai rischi prioritari. Il quarto difetto è la mancanza di condizioni: eseguire un primo intervento su un ferito è diverso se si lavora con il manichino in aula o in un vano tecnico con illuminazione scarsa, e l'obiettivo deve dichiararlo.

Il quinto difetto è l'assenza di coerenza con la verifica finale. Capita di leggere obiettivi di saper fare seguiti da un test a risposta multipla di dieci domande: lo strumento non misura ciò che l'obiettivo promette. Un ultimo errore, più sottile, è scrivere obiettivi riferiti al docente, come illustrare la normativa sui lavori in quota, invece che al partecipante.

Un controllo rapido consiste nel porsi tre domande per ogni obiettivo: che cosa vedrò fare alla persona, in quali condizioni, e con quale criterio deciderò se va bene. Se una delle risposte manca, l'obiettivo va riscritto.