Modulo C (RSPP) · Blocco 3/6 (8–12 h) · Slide 22/50

Scegliere il metodo didattico giusto per ogni obiettivo

Non esiste un metodo didattico migliore in assoluto: esiste il metodo più adatto a un obiettivo, a un gruppo e a un contesto. Il primo criterio è il tipo di obiettivo. Per trasmettere conoscenze strutturate funzionano la lezione partecipata, la lettura guidata, i video commentati. Per sviluppare capacità di analisi e decisione funzionano i casi e le discussioni. Per le abilità pratiche servono dimostrazioni ed esercitazioni. Per incidere sugli atteggiamenti servono role playing, testimonianze, confronti tra pari.

Il secondo criterio è il gruppo: numerosità, omogeneità, livello di istruzione, padronanza della lingua, esperienza nel ruolo. Un role playing con trenta persone diventa spettacolo per pochi e noia per gli altri; un caso complesso scritto in italiano tecnico esclude chi ha difficoltà di lettura. Il terzo criterio sono le risorse: tempo disponibile, spazi, attrezzature, possibilità di accedere ai reparti, competenze del docente.

Una regola pratica utile è dichiarare nel progetto, per ogni unità, il metodo prevalente e la sua motivazione. Questo obbliga a riflettere. Se l'obiettivo è che il preposto sappia interrompere un lavoro non sicuro rivolgendosi a un caposquadra di un'impresa esterna, la lezione frontale è palesemente inadeguata e la scelta ricadrà su una simulazione di dialogo. Se l'obiettivo è conoscere i contenuti minimi del POS, una lezione con esempi di documenti reali è sufficiente ed efficiente.