I materiali didattici sono strumenti al servizio degli obiettivi, non il cuore del corso. La loro progettazione segue principi di chiarezza e coerenza. Le dispense servono a fissare i contenuti e a consentire la consultazione successiva: vanno scritte con frasi brevi, termini definiti, esempi aziendali, rimandi alle procedure interne. Le slide servono a sostenere la spiegazione: poche parole, immagini, schemi. Usare la stessa versione come dispensa e come supporto visivo è un errore comune che peggiora entrambe le funzioni.
I video sono efficaci per mostrare dinamiche che non si possono riprodurre, come la sequenza di un ribaltamento o la propagazione di un incendio, ma vanno brevi, introdotti con una domanda e seguiti da discussione. I video girati in azienda, con colleghi riconoscibili che eseguono correttamente un'operazione, hanno un impatto superiore ai filmati generici.
Gli oggetti reali, come DPI danneggiati, componenti rotti, campioni di etichette, hanno una forza didattica enorme, soprattutto con lavoratori che apprendono meglio manipolando che leggendo. Le schede visive con fotografie e pochissimo testo, posizionate anche in reparto vicino alla macchina, prolungano l'effetto del corso.
Tutti i materiali vanno revisionati quando cambiano normativa, attrezzature o procedure. Un riferimento normativo superato in una slide, ad esempio il richiamo ad accordi formativi ormai sostituiti, mina la credibilità del docente e del servizio di prevenzione.