La valutazione è parte integrante della progettazione, non un'aggiunta finale. Va pensata insieme agli obiettivi, perché solo un obiettivo con criterio dichiarato è valutabile. Risponde a domande diverse: i partecipanti hanno appreso, applicano ciò che hanno appreso, l'intervento ha prodotto effetti sui rischi, il progetto era ben fatto, il docente era adeguato. Ogni domanda richiede strumenti e tempi diversi.
Si distinguono tre momenti. La valutazione ex ante, prima dell'intervento, misura il livello di partenza e serve a calibrare il percorso: un test d'ingresso può rivelare che il gruppo conosce già bene le basi. La valutazione in itinere, durante, verifica la comprensione man mano e permette di correggere la rotta. La valutazione ex post, al termine e a distanza di tempo, misura risultati e trasferimento.
Anche chi valuta va definito. Il docente valuta l'apprendimento in aula; il preposto e il dirigente osservano il comportamento sul lavoro; il RSPP analizza gli indicatori di sicurezza e la coerenza complessiva; i partecipanti valutano il corso. L'Accordo del 2025 rafforza l'idea che la verifica non si esaurisca nel test finale ma prosegua durante la prestazione lavorativa. Il modello più usato per organizzare questi livelli è quello di Kirkpatrick, che vedremo nelle prossime slide, ma il principio generale è semplice: se nessuno verifica cosa succede dopo il corso, nessuno sa se la formazione è servita.