Riassumere gli errori più frequenti aiuta a riconoscerli prima che si producano. Il primo è progettare partendo dal catalogo invece che dal rischio: si comprano corsi standard e si spera che coprano le esigenze. Il secondo è considerare la formazione obbligatoria come punto di arrivo, quando è il minimo da cui partire. Il terzo è affidare tutto a docenti esterni che non conoscono l'azienda, senza fornire loro DVR, procedure, foto dei reparti e casi reali: il risultato è un corso corretto ma astratto.
Il quarto errore è l'eccesso di contenuti in poco tempo, che produce un'aula sommersa di informazioni e incapace di trattenere l'essenziale. Il quinto è la scelta del metodo per abitudine, ad esempio sempre e solo slide. Il sesto è programmare i corsi negli orari peggiori, a fine turno di notte o con le persone che devono rientrare in linea, ignorando che la fatica impedisce l'apprendimento.
Il settimo errore è fermare la valutazione al test finale, senza alcuna verifica sul campo. L'ottavo è non coinvolgere i preposti, che invece sono i primi a sostenere o a vanificare quanto appreso. Il nono è trattare la formazione come risposta a ogni problema: se un infortunio è causato da una macchina senza ripari, rifare il corso agli operatori è una risposta sbagliata, perché il problema è tecnico. Il decimo è non aggiornare materiali e riferimenti normativi, lasciando in circolazione documenti superati che riducono la credibilità dell'intero sistema.