Modulo C (RSPP) · Blocco 4/6 (12–16 h) · Slide 8/50

Filtri percettivi e bias che deformano i messaggi di sicurezza

Ogni messaggio viene interpretato attraverso filtri: esperienze precedenti, cultura professionale, aspettative, emozioni del momento. Due persone che leggono lo stesso rapporto di near miss possono trarne conclusioni opposte. Conoscere i bias cognitivi più frequenti aiuta il RSPP a prevedere le distorsioni e a progettare messaggi che le aggirino.

Il bias di conferma porta a cercare e ricordare solo le informazioni che confermano ciò che già si crede: l'operaio convinto che i guanti antitaglio rallentino il lavoro noterà ogni episodio di perdita di presa e ignorerà le dita salvate. L'effetto alone fa sì che il giudizio su una persona contamini il giudizio sul suo messaggio, per cui una proposta corretta di un ASPP giovane viene sottovalutata mentre una indicazione imprecisa di un caporeparto stimato passa senza discussione. L'ottimismo irrealistico porta ciascuno a ritenersi meno esposto della media, anche a parità di mansione e di anzianità.

C'è poi l'esperienza di sopravvivenza: «Faccio così da vent'anni e non mi sono mai fatto niente». Chi ragiona così non vede i casi di chi si è fatto male, che spesso ha lasciato quel reparto. Per contrastare questi filtri servono dati locali e concreti, esempi riconoscibili presi dal proprio contesto, portavoce credibili per il gruppo destinatario, e il coinvolgimento diretto delle persone nella raccolta delle evidenze, per esempio facendo misurare ai carrellisti stessi gli spazi di frenata in corsia.