Con l'espressione comunicazione del rischio si indica, secondo una definizione proposta dal National Research Council statunitense alla fine degli anni Ottanta, un processo interattivo di scambio di informazioni e opinioni tra individui, gruppi e istituzioni sulla natura del rischio e sulle misure per gestirlo. La parola chiave è interattivo: non si tratta di trasmettere dati da esperti a profani, ma di un dialogo in cui anche le preoccupazioni, i valori e le conoscenze dei destinatari entrano nel processo.
L'informazione prevista dall'articolo 36 del D.Lgs. 81/08 ha un contenuto definito per legge: rischi per la salute e sicurezza connessi all'attività, procedure di primo soccorso e antincendio, nominativi di RSPP, medico competente e addetti alle emergenze, rischi specifici della mansione, sostanze pericolose. È un obbligo con oggetto preciso. La comunicazione del rischio è invece una competenza più ampia, che riguarda il modo in cui le persone comprendono, accettano o rifiutano le informazioni ricevute.
La differenza si vede nei casi difficili. Un lavoratore può aver ricevuto correttamente l'informativa sull'esposizione a silice cristallina in una cava o in una fonderia, firmata e archiviata, e continuare a non indossare il facciale filtrante perché ritiene il rischio esagerato, lontano nel tempo, o perché i colleghi esperti non lo usano. Superare questo scarto richiede di capire come le persone percepiscono il rischio, tema delle prossime slide, e di costruire messaggi su misura per quella percezione.