Negli anni Settanta e Ottanta lo psicologo Paul Slovic e i suoi collaboratori hanno studiato come le persone giudicano la pericolosità di attività e tecnologie diverse. Hanno scoperto che i giudizi dei non esperti non dipendono solo dalla stima del numero di vittime, ma da caratteristiche qualitative del rischio, riassumibili in due grandi fattori.
Il primo è il rischio temuto: un rischio appare più grave quando è percepito come incontrollabile, potenzialmente catastrofico, con conseguenze fatali, distribuito in modo iniquo, imposto e non scelto. Il secondo è il rischio ignoto: appare più grave quando è nuovo, non osservabile direttamente, con effetti ritardati, poco conosciuto anche dalla scienza. Le radiazioni, gli agenti cancerogeni, le nanotecnologie stanno in alto su entrambe le scale; guidare l'auto o usare una scala portatile stanno in basso.
Nei luoghi di lavoro questo spiega fenomeni ricorrenti. In un'azienda chimica i lavoratori possono essere molto preoccupati per una sostanza nuova con etichetta di cancerogenicità sospetta, ben controllata e con esposizioni minime, e indifferenti alle cadute dalle scale, che producono infortuni reali ogni anno. Il RSPP non deve liquidare la prima preoccupazione come irrazionale, né assecondarla ignorando le priorità oggettive. Deve riconoscerla, rispondere con dati e misure trasparenti, e contemporaneamente lavorare per aumentare l'attenzione sui rischi familiari, rendendoli più visibili con casi concreti e misure semplici.