La classificazione dell'IEA distingue tre ambiti. L'ergonomia fisica riguarda le caratteristiche anatomiche, antropometriche, fisiologiche e biomeccaniche dell'uomo in relazione all'attività: posture, movimentazione, movimenti ripetitivi, disposizione della postazione, disturbi muscoloscheletrici. È il dominio più noto e quello su cui esistono più strumenti di valutazione standardizzati.
L'ergonomia cognitiva si occupa dei processi mentali, cioè percezione, memoria, ragionamento e risposta motoria, in quanto influenzano l'interazione con gli altri elementi del sistema. Rientrano qui il carico mentale, il processo decisionale, la prestazione esperta, l'interazione uomo-computer, l'affidabilità umana e lo stress da compito. Un operatore di sala controllo che deve interpretare quaranta allarmi in un minuto è un problema di ergonomia cognitiva, anche se la sua sedia è perfetta.
L'ergonomia organizzativa, detta anche macroergonomia, ottimizza i sistemi socio-tecnici: strutture organizzative, politiche, processi, comunicazione, gestione delle squadre, progettazione degli orari, lavoro cooperativo, cultura. I tre domini non sono compartimenti stagni. Un magazzino che introduce il picking a ritmo imposto dal software modifica insieme la postura degli addetti, la quantità di informazioni da elaborare e l'autonomia nel gestire il proprio tempo. Il RSPP che guarda solo uno dei tre piani rischia di risolvere un problema spostandolo altrove, ad esempio riducendo i pesi ma aumentando la ripetitività.