Modulo C (RSPP) · Blocco 5/6 (16–20 h) · Slide 4/50

Dalle linee di montaggio al cockpit: nascita dei fattori umani

L'organizzazione scientifica del lavoro di inizio Novecento, associata a Taylor, scomponeva le attività in gesti elementari cronometrati, separando chi pensa da chi esegue. Aumentò la produttività ma generò mansioni povere, monotone e ripetitive, i cui effetti sulla salute sono ancora oggi oggetto del Titolo VI e delle norme sul sovraccarico biomeccanico. Il richiamo dell'articolo 15 al lavoro monotono e ripetitivo nasce proprio da questa eredità.

La svolta arrivò con la seconda guerra mondiale. Negli aerei militari molti incidenti attribuiti a errore del pilota si rivelarono legati al progetto degli strumenti: comandi simili per forma posti uno accanto all'altro, ad esempio quello del carrello e quello dei flap, venivano confusi in fase di atterraggio. Gli psicologi sperimentali dimostrarono che modificando forma e posizione delle leve gli errori calavano drasticamente. Nacque così l'idea che l'errore sia spesso un sintomo di progettazione inadeguata e non una colpa individuale.

Nel dopoguerra la disciplina si consolidò: nel Regno Unito si costituì una società di ergonomia, negli Stati Uniti si diffuse il termine human factors. Dagli anni Settanta i grandi incidenti industriali e nucleari spostarono l'attenzione dalla singola postazione all'intero sistema socio-tecnico, tema che il Modulo A ha già esaminato con i modelli di Turner, Perrow e Reason. Qui interessa la conseguenza pratica: progettare per l'uomo reale, con i suoi limiti, invece di pretendere che l'uomo si adatti a qualunque progetto.