L'antropometria misura le dimensioni del corpo umano: statura, altezza degli occhi da seduti, lunghezza del braccio, larghezza delle spalle, ampiezza della mano. Le misure si distribuiscono in modo approssimativamente normale e si esprimono in percentili. Il 5° percentile indica il valore sotto il quale cade il 5 per cento della popolazione, il 95° quello superato solo dal 5 per cento. La UNI EN ISO 7250-1 definisce come misurare queste grandezze in modo standardizzato.
L'errore classico è progettare per l'uomo medio, che di fatto non esiste: una persona può avere statura media e braccia corte. Le regole operative sono tre. Per le distanze di raggiungimento si progetta sul piccolo, tipicamente il 5° percentile femminile, perché se ci arriva lui ci arrivano tutti. Per gli spazi di passaggio e le altezze libere si progetta sul grande, il 95° percentile maschile o oltre, perché se ci passa lui ci passano tutti. Quando possibile si rende la postazione regolabile, in modo da coprire l'intervallo tra i due estremi.
Due attenzioni pratiche. Le banche dati antropometriche cambiano nel tempo e tra popolazioni: una forza lavoro multinazionale o con molte donne in reparti un tempo maschili richiede di rivedere le ipotesi del progetto. Inoltre le misure del corpo nudo vanno corrette per abbigliamento, scarpe antinfortunistiche, guanti e DPI. Un comando posizionato correttamente sulla carta può diventare irraggiungibile per chi indossa giacca invernale e imbracatura in una cella frigorifera della logistica.