L'ergonomia partecipativa è l'approccio in cui i lavoratori sono coinvolti attivamente nell'individuare i problemi ergonomici e nel progettare le soluzioni. Il presupposto è che chi svolge il compito conosca dettagli che nessun progettista e nessun consulente esterno potrebbe ricavare da un sopralluogo: le varianti di prodotto che richiedono posture insolite, le microinterruzioni, i trucchi adottati per compensare i difetti della postazione.
Le forme organizzative sono varie. Si possono costituire gruppi di lavoro composti da operatori, preposto, manutenzione, tecnologi, RSPP e RLS, che si incontrano per un numero limitato di sessioni su un tema definito. Si possono usare strumenti semplici, come mappe del corpo su cui gli operatori indicano le zone di fastidio, fotografie e brevi video della postazione, prototipi in cartone o in legno per provare altezze e distanze prima di modificare il banco definitivo.
Il coinvolgimento produce benefici che vanno oltre la qualità tecnica della soluzione: aumenta l'accettazione delle modifiche, riduce il rischio di soluzioni scartate perché scomode, rafforza la fiducia tra lavoratori e servizio di prevenzione. Coerentemente, il D.Lgs. 81/08 prevede all'articolo 50 la consultazione preventiva del RLS sulla valutazione dei rischi e sulla programmazione della prevenzione. In un'azienda di confezionamento, ad esempio, un gruppo di quattro sessioni può ridisegnare le postazioni di fine linea con interventi a costo contenuto e risultati misurabili sul disagio percepito.