Ogni interruzione obbliga la persona a sospendere un compito, memorizzare il punto raggiunto, gestire la richiesta e poi ricostruire il contesto per riprendere. Le ricerche sul lavoro d'ufficio e in ambito sanitario mostrano che le interruzioni aumentano i tempi complessivi e la probabilità di omissioni, soprattutto quando arrivano nel mezzo di una sequenza e non al termine di un passaggio logico. Il multitasking, nella maggior parte dei casi, è in realtà un rapido passaggio da un compito all'altro, con un costo cognitivo a ogni cambio.
In azienda le interruzioni hanno molte fonti: telefono e radio, messaggi sul cellulare aziendale, colleghi che chiedono informazioni, allarmi non pertinenti, capi che assegnano un'urgenza mentre si sta completando un'altra attività. Il preposto di un reparto di saldatura, ad esempio, può ricevere decine di richieste all'ora mentre dovrebbe controllare la corretta esecuzione di un lavoro a caldo in area con materiali combustibili.
Le strategie utili sono organizzative. Si individuano i compiti in cui un'interruzione è pericolosa, come la preparazione di un isolamento energetico, la compilazione di un permesso di lavoro, il dosaggio di una sostanza, e si stabiliscono regole di protezione: non disturbare, salvo emergenze. Si concentrano le comunicazioni non urgenti in momenti prestabiliti. Si prevede, nei compiti lunghi, un modo semplice per segnare il punto raggiunto, come una checklist spuntata o un cartellino. Anche in ufficio la riduzione delle notifiche migliora qualità e benessere.