Pensare al servizio di prevenzione come fornitore di consulenza aiuta a chiarire chi sono i destinatari e che cosa si aspettano. Il primo cliente è il datore di lavoro, che chiede un quadro chiaro dei rischi, delle priorità e dell'esposizione legale, possibilmente in forma sintetica e confrontabile nel tempo. I dirigenti, che organizzano le attività e dispongono di budget di reparto, hanno bisogno di indicazioni operative compatibili con i loro obiettivi di produzione. I preposti chiedono istruzioni semplici, applicabili sul turno, e supporto quando devono far rispettare una regola impopolare.
Ci sono poi destinatari che non sono clienti in senso gerarchico ma interlocutori obbligatori: il medico competente, con cui si condividono dati e sopralluoghi, e il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, che va consultato e ha diritto di accesso alle informazioni. Infine i lavoratori stessi, che percepiscono il servizio attraverso la formazione, le procedure e la rapidità con cui vengono gestite le loro segnalazioni.
Ogni cliente ha un linguaggio diverso. Al consiglio di amministrazione di un'azienda logistica interessa sapere che il rischio di investimento nel piazzale è stato ridotto e quanto è costato; al capo magazzino interessa sapere dove passano i pedoni da lunedì; al carrellista interessa sapere perché deve suonare il clacson agli incroci.
Un esercizio utile, all'inizio di un incarico, è chiedere a ciascun interlocutore che cosa si aspetta dal servizio e che cosa oggi non funziona: le risposte orientano il piano di lavoro più di qualsiasi check list.