Un RSPP diventa strategico quando la direzione lo coinvolge prima delle decisioni, non dopo. Per arrivarci occorre mostrare che la prevenzione incide su temi che stanno già a cuore al vertice: continuità operativa, qualità, reputazione, rapporti con i clienti, accesso a gare e commesse, costo del lavoro, attrattività verso i giovani tecnici.
Alcuni collegamenti sono immediati. Un infortunio grave in una linea di assemblaggio ferma la produzione per il sopralluogo dell'organo di vigilanza, può portare al sequestro della macchina e coinvolge l'ente nel procedimento per responsabilità amministrativa ai sensi del D.Lgs. 231/01. Nella logistica conto terzi i grandi committenti chiedono indicatori infortunistici e certificazioni nei capitolati; un magazzino con frequenza infortuni elevata perde punteggio nelle gare. Nei cantieri la patente a crediti lega direttamente gli eventi gravi alla possibilità di lavorare.
Il RSPP strategico legge il piano industriale e si chiede quali rischi nuovi porterà: un nuovo stabilimento, l'automazione di un reparto, l'ingresso in un mercato estero, l'aumento dell'uso di somministrati nei picchi stagionali. Su ognuno prepara un parere con anticipo, quando le scelte di layout o di fornitura sono ancora modificabili a costo basso.
Il passaggio chiave è questo: progettare una barriera fisica su carta costa poco, aggiungerla a impianto installato costa molto di più. Essere presenti nella fase di progetto è il modo più efficiente di fare prevenzione, e anche il più convincente per la direzione.