Le polveri di cereali, farine, zucchero e mangimi non sono solo un problema per la salute: sono combustibili e, disperse in aria in concentrazione sufficiente e innescate, possono dar luogo a un'esplosione. Gli impianti di stoccaggio e trasformazione, come silos, elevatori a tazze, essiccatoi e mulini, sono gli ambienti in cui questa condizione si realizza più facilmente, e un'esplosione primaria può sollevare la polvere depositata provocando esplosioni secondarie più distruttive.
Il Titolo XI del D.Lgs. 81/08 impone al datore di lavoro di valutare il rischio da atmosfere esplosive, classificare le aree in cui possono formarsi, per le polveri le zone 20, 21 e 22 in ordine decrescente di probabilità e durata, redigere il documento sulla protezione contro le esplosioni e utilizzare apparecchiature adeguate alla zona. Nelle piccole aziende con essiccatoio aziendale questo documento manca spesso del tutto.
Le fonti di innesco tipiche sono superfici calde, scintille da attrito di parti metalliche, cuscinetti surriscaldati degli elevatori, scariche elettrostatiche, lavori di saldatura e smerigliatura eseguiti senza permesso di lavoro. Le misure includono pulizia regolare dei depositi di polvere, manutenzione degli elevatori con sensori di slittamento, messa a terra, divieto di fumo e di fiamme libere, procedura di autorizzazione per i lavori a caldo, sistemi di sfogo dell'esplosione sugli apparecchi, separazione tra le aree di stoccaggio e i locali frequentati.