B-SP1 Agricoltura, silvicoltura e zootecnica · Blocco 4/4 (12–16 h) · Slide 1/50

Zootecnia: perché l'allevamento è un comparto a rischio specifico

L'allevamento concentra in un solo luogo rischi che altrove si trovano separati: un animale di diverse centinaia di chilogrammi che reagisce in modo imprevedibile, pavimenti bagnati e sporchi di deiezioni, agenti biologici trasmissibili dall'animale all'uomo, gas tossici prodotti dalla fermentazione di liquami e foraggi, macchine come carri miscelatori e pale caricatrici che si muovono negli stessi corridoi delle persone. A questo si aggiunge un'organizzazione del lavoro con turni che iniziano prima dell'alba, mungiture due o tre volte al giorno, parti notturni e reperibilità continua.

Il quadro normativo di riferimento resta il D.Lgs. 81/08: Titolo I per la valutazione generale, Titolo III per le attrezzature, Titolo VIII per rumore e microclima, Titolo IX per gli agenti chimici, Titolo X per gli agenti biologici, oltre al DPR 177/2011 quando si interviene in vasche e silos. Molte aziende zootecniche sono piccole imprese familiari con coadiuvanti, che rientrano nell'art. 21, ma appena entra un dipendente o uno stagionale scattano tutti gli obblighi del datore di lavoro.

Per il RSPP o l'ASPP il primo passo pratico è una mappatura dei luoghi (stalla, sala mungitura, fienile, trincee per insilati, vasche, infermeria, area parto) e delle mansioni reali: chi governa gli animali, chi munge, chi pulisce le cuccette, chi fa la miscelata. Solo incrociando luoghi e mansioni emergono i punti dove gli infortuni si ripetono, come lo schiacciamento contro le sbarre o la caduta su grigliato.