Chi lavora con i bovini deve conoscere come vede e come reagisce l'animale. Il bovino ha un campo visivo molto ampio, vicino ai 300 gradi, ma una zona cieca proprio dietro la groppa e una visione binoculare ridotta davanti al muso: un operatore che si avvicina da dietro senza farsi sentire provoca facilmente un calcio o uno scatto laterale. L'animale percepisce male la profondità, si spaventa per ombre, riflessi, pozzanghere e cambi improvvisi di pavimentazione, e tende a fermarsi davanti a ciò che non riconosce.
La zona di fuga è lo spazio personale dell'animale: quando l'operatore vi entra il bovino si allontana, se vi entra troppo in fretta o lo blocca contro una parete reagisce con panico o aggressività. Il punto di equilibrio si trova all'altezza della spalla: stando dietro questa linea l'animale avanza, superandola in avanti l'animale arretra o gira. Spostare una mandria usando questi due concetti riduce urla, bastoni e corse, cioè le situazioni in cui avvengono gli schiacciamenti.
Altri segnali da insegnare agli addetti sono la coda sollevata, la testa bassa con raschiamento del terreno, le orecchie mobili e il muggito ripetuto. Vacche con vitello appena nato, animali isolati dal gruppo e soggetti appena arrivati in azienda sono i più reattivi. Nel documento di valutazione conviene descrivere queste situazioni critiche come attività a rischio elevato, con l'indicazione di lavorare in coppia e di avere sempre una via di uscita verso cui ritirarsi.