In agricoltura e in silvicoltura è comune che una persona lavori da sola, lontana dall'azienda e senza contatto visivo con altri: il trattorista che ara un campo distante, il pastore al pascolo, il boscaiolo in un lotto in quota, l'addetto all'irrigazione notturna. Un infortunio anche non gravissimo, come una caduta con frattura o un malore, può diventare fatale se nessuno se ne accorge per ore.
Il DM 388/2003 sul primo soccorso classifica in gruppo A, tra le altre, le aziende o unità produttive con oltre cinque lavoratori a tempo indeterminato del comparto dell'agricoltura, con l'obbligo della cassetta di pronto soccorso e di una formazione più estesa degli addetti. L'art. 2, comma 5, prevede che per i lavoratori che svolgono attività in luoghi isolati, diversi dalla sede aziendale, il datore di lavoro fornisca un pacchetto di medicazione e un mezzo di comunicazione idoneo per raccordarsi con l'azienda e attivare rapidamente il sistema di emergenza del Servizio sanitario nazionale.
La valutazione del lavoro isolato deve chiedersi quali attività sono svolte da soli, dove, con quale copertura della rete telefonica, quanto tempo impiegherebbe un soccorso ad arrivare e se alcune attività debbano essere vietate in solitario. Per il lavoro con la motosega in bosco la regola diffusa nelle buone prassi forestali è di non lavorare mai da soli, mantenendo almeno un collega a portata di voce o di vista. Il risultato va scritto nel DVR con regole chiare e non lasciato all'iniziativa del singolo.