Chi legge molti PSC riconosce presto alcuni difetti ricorrenti. Il primo è il piano copiato da un cantiere precedente, riconoscibile da riferimenti a scavi inesistenti, a gru mai previste o a un indirizzo diverso. Il secondo è il piano enciclopedico: centinaia di pagine di norme trascritte e schede generiche di lavorazione, senza una sola decisione specifica sul cantiere reale. Il terzo è la planimetria assente o puramente architettonica, priva di accessi, viabilità, aree di stoccaggio e impianti.
Altri errori riguardano le interferenze, citate in termini generali senza prescrizioni operative; i costi della sicurezza stimati a percentuale del valore dei lavori invece che analiticamente per voci; l'assenza di indicazioni sull'emergenza, specie quando il cantiere è distante da presidi di soccorso; il fascicolo dell'opera mancante o vuoto.
Per l'impresa esecutrice un PSC scadente è un problema pratico, perché il POS deve essere coerente con un documento che non fornisce indicazioni. In questi casi il RSPP può usare lo strumento delle proposte di integrazione al CSE previsto dall'articolo 100, mettendo per iscritto le soluzioni organizzative che l'impresa intende adottare e chiedendo conferma. Così si chiariscono ruoli e responsabilità e si evita di subire, a lavori iniziati, prescrizioni improvvisate e contraddittorie. Una lettura critica del PSC fatta dal RSPP prima di firmare l'accettazione è il primo vero atto di prevenzione dell'impresa in quel cantiere, perché fa emergere lacune quando correggerle costa ancora poco.