L'articolo 148 stabilisce che prima di procedere all'esecuzione di lavori su tetti, coperture e simili si deve accertare che questi abbiano resistenza sufficiente per sostenere il peso degli operai e dei materiali di impiego. Nel caso in cui sia dubbia tale resistenza, si devono adottare i necessari apprestamenti atti a garantire l'incolumità delle persone addette, disponendo, a seconda dei casi, tavole sopra le orditure, sottopalchi e facendo uso di idonei dispositivi di protezione anticaduta.
Le superfici fragili più comuni sono le lastre in fibrocemento, anche quando non contengono amianto, le lastre ondulate in materiale plastico, i lucernari in policarbonato o in vetro non calpestabile, le coperture in lamiera sottile su arcarecci distanti, le vecchie tegole su listelli marci e i controsoffitti in cartongesso nei sottotetti. Una caratteristica le accomuna: a prima vista sembrano in grado di reggere un uomo, e spesso lo reggono per qualche passo, fino al cedimento improvviso.
Molti degli infortuni mortali per sfondamento avvengono durante interventi brevi e non pianificati: controllo di una perdita d'acqua, pulizia di una grondaia, installazione di un'antenna o di un piccolo impianto. Proprio perché l'intervento è percepito come rapido, nessuno organizza le protezioni. Il RSPP deve far rientrare questi interventi in una procedura scritta, con divieto di accesso alla copertura senza autorizzazione del preposto e verifica preventiva della portanza. La presenza di amianto nelle lastre introduce un rischio aggiuntivo trattato nel blocco dedicato.