B-SP3 Costruzioni · Blocco 2/4 (4–8 h) · Slide 40/50

Stabilità delle pareti di scavo: terreno, acqua e sovraccarichi

Una parete di scavo crolla quando gli sforzi che tendono a farla scivolare superano la resistenza del terreno. Questa resistenza dipende dalla natura del suolo: le sabbie e le ghiaie sciolte non hanno coesione e si reggono solo con pendenze modeste, vicine al loro angolo di natural declivio; le argille presentano coesione e possono restare verticali per un certo tempo, ma perdono resistenza quando si bagnano o si essiccano; i riporti e i terreni rimaneggiati, frequenti nei centri urbani, hanno comportamento imprevedibile.

I fattori che peggiorano la stabilità sono noti e ricorrenti: infiltrazioni d'acqua da pioggia, falde o tubazioni danneggiate; vibrazioni del traffico, di compattatori o di macchine operatrici vicine; sovraccarichi sul ciglio, come cumuli di terra di risulta, materiali o mezzi in sosta; scavi rimasti aperti per giorni, durante i quali il terreno si decomprime; vicinanza di fondazioni di edifici o di vecchi scavi riempiti.

La valutazione non può basarsi sull'osservazione della parete appena scavata, che spesso appare compatta. Per gli scavi rilevanti il riferimento sono la relazione geologica e geotecnica di progetto, che indica le caratteristiche del terreno; per le trincee di cantiere il preposto deve conoscere i segnali premonitori, come fessure parallele al ciglio, distacchi di zolle, rigonfiamenti alla base e venute d'acqua. Il crollo di una parete di soli un metro e mezzo può seppellire un lavoratore inginocchiato sul fondo e schiacciarne il torace.