B-SP3 Costruzioni · Blocco 4/4 (12–16 h) · Slide 3/50

Dove si nasconde l'amianto negli edifici esistenti

Conoscere i manufatti tipici è la prima difesa del muratore e del capocantiere. Il prodotto più diffuso è il cemento-amianto, chiamato comunemente eternit dal nome di un noto marchio: lastre ondulate di copertura per capannoni, tettoie e box, canne fumarie, comignoli, serbatoi idrici sui sottotetti, tubazioni di scarico e acquedotti, pannelli di tamponamento, davanzali e fioriere. Si tratta in genere di un materiale compatto, in cui le fibre sono legate alla matrice cementizia, ma che rilascia fibre quando è degradato, rotto, forato o abraso.

Esistono poi i materiali friabili, cioè quelli che possono essere sbriciolati o ridotti in polvere con la semplice pressione delle dita: intonaci e rivestimenti a spruzzo su travi e solai, coibentazioni di tubazioni di centrale termica, cartoni isolanti dietro i radiatori, materassini in caldaie e forni. Sono i più pericolosi perché liberano fibre con estrema facilità.

Altri ritrovamenti frequenti nelle ristrutturazioni sono le piastrelle in vinil-amianto e le colle bituminose dei pavimenti degli anni Settanta, le guaine bituminose di impermeabilizzazione, i mastici dei serramenti, le guarnizioni di flange e valvole, i quadri elettrici più vecchi con setti isolanti, le canne di ventilazione nelle cucine condominiali.

Un'abitudine utile per il RSPP è inserire nella fase di sopralluogo preliminare una domanda fissa: anno di costruzione e anno degli ultimi interventi. Un edificio costruito o ristrutturato prima del 1992 va sempre considerato potenzialmente contenente amianto fino a prova contraria.