In cantiere quasi ogni operazione meccanica su materiali minerali produce silice respirabile. Le lavorazioni più critiche sono il taglio a secco di blocchi, mattoni, cordoli, lastre di pietra e calcestruzzo con troncatrici o flessibili; l'apertura di tracce per impianti elettrici e idraulici con scanalatori; la foratura e il carotaggio; la demolizione con martelli demolitori; la levigatura e la fresatura di pavimenti e massetti; la sabbiatura; la scarifica di superfici in calcestruzzo; la miscelazione a secco di malte premiscelate; lo scavo di gallerie in roccia.
Anche operazioni secondarie contribuiscono in modo significativo: spazzare a secco i detriti, soffiare con aria compressa le tracce e le superfici, scaricare macerie dai piani con scivoli aperti, movimentare inerti in giornate ventose.
Il contenuto di quarzo dei materiali varia molto. I graniti, le arenarie e i porfidi ne contengono quote significative, il calcestruzzo e le malte dipendono dagli inerti utilizzati, mentre il marmo e i calcari ne contengono pochissimo. Un caso a parte sono le pietre agglomerate artificiali usate per piani cucina e rivestimenti, in cui la percentuale di silice cristallina può superare il 90 per cento: la loro lavorazione a secco ha causato casi di silicosi grave anche in lavoratori giovani.
Per il RSPP la prima azione utile è un inventario delle lavorazioni polverose per mansione: chi taglia, con quale attrezzo, su quale materiale, per quanto tempo al giorno. È l'informazione di base che rende possibile la valutazione.