Le misure tecniche vanno completate da scelte organizzative. Si può pianificare il taglio dei materiali in un'area dedicata all'aperto, sottovento rispetto alle altre squadre; programmare le lavorazioni polverose quando nel locale non lavorano altri mestieri; preferire elementi già tagliati a misura in stabilimento; ridurre il numero di persone presenti e delimitare la zona con segnaletica.
Il DPI respiratorio è l'ultima barriera, non la prima. Per la silice si utilizzano facciali filtranti FFP3 o semimaschere con filtri P3, con fit test e addestramento; il facciale FFP2 può risultare insufficiente nelle lavorazioni a secco più intense. Il DPI non compensa un taglio a secco con flessibile in un locale chiuso, dove le concentrazioni possono superare di molto il valore limite.
Un confronto aiuta a spiegarlo ai preposti. Una squadra di impiantisti apre tracce in un appartamento con scanalatore a secco: dopo pochi minuti la stanza è satura di polvere, che si deposita su pavimenti e infissi e viene risollevata per ore da chi passa. La stessa lavorazione con scanalatore dotato di cuffia e aspiratore di classe adeguata produce una frazione minima di polvere visibile, il lavoratore indossa comunque una FFP3, il locale viene pulito con aspiratore a fine fase.
La seconda soluzione costa un'attrezzatura e qualche minuto in più, ma riduce l'esposizione di tutti i presenti, non solo dell'operatore. Il RSPP la traduce in una procedura scritta nel POS, con l'elenco degli utensili ammessi e i controlli che il preposto deve eseguire.