Il cantiere edile non è percepito come un luogo ad alto rischio di incendio, ma le occasioni di innesco sono numerose. I lavori a caldo sono la prima causa: posa di guaine bituminose con cannello a gas, saldatura e taglio dei metalli, uso di mole e flessibili che proiettano scintille. A questi si aggiungono gli impianti elettrici provvisori sovraccaricati, le stufette nelle baracche, i depositi di bombole di GPL, carburanti e solventi, le sigarette.
I materiali combustibili sono spesso più presenti di quanto sembri: pannelli isolanti in polistirene e poliuretano, imballaggi, teli in plastica, legname di casseratura, reti di protezione dei ponteggi. Un incendio che interessa i teli e l'isolante di una facciata in ristrutturazione può propagarsi rapidamente verso i piani superiori e gli appartamenti abitati.
Per i lavori a caldo la buona pratica prevede un'autorizzazione o un permesso del preposto, la rimozione o protezione dei combustibili nel raggio di proiezione delle scintille, la presenza di un estintore adatto vicino al punto di lavoro, un controllo dell'area dopo la fine dei lavori, prolungato per un tempo sufficiente a escludere focolai covanti, specialmente sotto le guaine e negli isolanti.
Gli addetti antincendio vanno formati secondo il DM 2 settembre 2021, in base al livello di rischio. Le bombole si conservano all'aperto, in posizione verticale, assicurate contro la caduta e lontane da fonti di calore; gli estintori vanno controllati periodicamente e posizionati in punti noti, liberi e segnalati, anche ai piani del ponteggio.