B-SP4 Sanità residenziale · Blocco 1/3 (0–4 h) · Slide 8/50

Precauzioni standard: ogni residente è potenzialmente infetto

Le precauzioni standard nascono dall'evoluzione delle precauzioni universali introdotte alla fine degli anni Ottanta, dopo la diffusione dell'HIV, e sono state codificate nelle linee guida internazionali sull'isolamento in ambito sanitario. Il principio è semplice e potente: sangue, liquidi biologici, secrezioni ed escrezioni, cute non integra e mucose di qualunque assistito vanno considerati potenzialmente infettivi, indipendentemente dalla diagnosi nota. Non si aspetta l'esito di un esame per proteggersi.

Le componenti sono l'igiene delle mani, l'uso di guanti, camice, protezione di occhi, naso e bocca in base alla procedura prevista, l'igiene respiratoria con l'etichetta della tosse, la corretta collocazione dell'assistito, la gestione delle attrezzature e dei dispositivi riutilizzabili, la pulizia dell'ambiente, la gestione della biancheria, la sicurezza nelle iniezioni e la prevenzione delle punture accidentali.

Il valore di questo approccio per la sicurezza sul lavoro è che sposta l'attenzione dalla persona alla procedura. Una RSA può avere residenti con epatite C mai diagnosticata o portatori asintomatici di germi resistenti: se l'operatore indossa i guanti solo per i casi noti, è scoperto proprio dove il rischio è sconosciuto. Il RSPP deve verificare che le precauzioni standard siano scritte in una procedura aziendale, che i materiali necessari siano disponibili in ogni nucleo e che la formazione mostri gesti concreti, non solo principi. Sono anche la principale misura contro le infezioni correlate all'assistenza, a tutela dei residenti.