B-SP4 Sanità residenziale · Blocco 1/3 (0–4 h) · Slide 32/50

Influenza, morbillo, varicella, pertosse: vaccinare per due motivi

Per gli operatori di una RSA le vaccinazioni hanno un doppio scopo: proteggere il lavoratore dal rischio professionale e impedire che diventi fonte di contagio per residenti fragili, nei quali influenza, morbillo o pertosse possono avere esiti gravi. Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale raccomanda per il personale sanitario la vaccinazione antinfluenzale annuale, quella contro morbillo, parotite e rosolia e contro la varicella per chi non è immune, il richiamo periodico contro difterite, tetano e pertosse, oltre alle indicazioni sulle vaccinazioni contro il COVID-19 secondo le circolari stagionali del Ministero della Salute.

L'obbligo vaccinale anti COVID-19 per gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario, introdotto nel 2021, è cessato nell'autunno del 2022. Oggi, in assenza di uno specifico obbligo di legge, la vaccinazione dell'operatore resta volontaria; il datore di lavoro deve offrirla quando la valutazione lo richiede e il medico competente deve informare il lavoratore su benefici e rischi.

Il rifiuto di una vaccinazione raccomandata non comporta automaticamente l'inidoneità. Il medico competente valuta se la mansione specifica comporti un rischio inaccettabile per il lavoratore o per i terzi e formula il giudizio, eventualmente con prescrizioni, come l'uso costante della mascherina nella stagione influenzale o l'esclusione temporanea dall'assistenza a residenti con malattie in corso. Promuovere l'adesione richiede informazione accurata, vaccinazione in sede durante l'orario di lavoro e coinvolgimento dei coordinatori.