Il Mycobacterium tuberculosis, agente del gruppo 3, si trasmette per via aerea attraverso i nuclei di goccioline emessi da una persona con tubercolosi polmonare o laringea attiva, con tosse, canto o anche parlando. Il contagio richiede in genere un contatto prolungato in ambienti chiusi e poco ventilati, ed è favorito da manovre che inducono tosse, come la raccolta dell'espettorato o l'aspirazione tracheale. Le forme extrapolmonari non sono, di regola, contagiose per via aerea.
È fondamentale distinguere tra infezione tubercolare latente e malattia attiva. Nell'infezione latente il batterio è presente ma controllato dal sistema immunitario: la persona non ha sintomi e non è contagiosa, ma ha un rischio di sviluppare la malattia nel corso della vita, più alto nei primi anni dopo il contagio e in caso di immunodepressione. La malattia attiva polmonare provoca tosse persistente, febbricola serale, sudorazioni notturne, calo di peso e, se non trattata, è contagiosa.
Negli anziani istituzionalizzati la tubercolosi può originare dalla riattivazione di un'infezione contratta decenni prima, favorita da diabete, terapie con cortisonici, malnutrizione o tumori. La presentazione è spesso atipica: inappetenza, calo funzionale, confusione, una polmonite che non risponde agli antibiotici comuni. Per questo la diagnosi può arrivare tardi, dopo settimane di assistenza senza protezioni respiratorie. È anche la ragione per cui il protocollo sanitario degli operatori di RSA non può ignorare questo rischio.