B-SP4 Sanità residenziale · Blocco 1/3 (0–4 h) · Slide 35/50

Protocollo tubercolosi per gli operatori: screening e classificazione

Il documento di riferimento nazionale per la prevenzione della tubercolosi negli operatori sanitari e nei soggetti ad essi equiparati è stato approvato dalla Conferenza Stato-Regioni nel febbraio 2013. Prevede che ogni struttura effettui una valutazione del rischio tubercolosi, stimando la probabilità di trovarsi di fronte a casi contagiosi in base ai casi diagnosticati o assistiti negli anni precedenti, alla tipologia di utenza e alle procedure svolte. Il livello di rischio determina la frequenza dello screening e l'intensità delle misure ambientali e respiratorie.

Lo screening del personale si basa su due tipi di test che rilevano l'infezione: l'intradermoreazione secondo Mantoux e i test su sangue che misurano il rilascio di interferone gamma, noti con l'acronimo IGRA. Si esegue all'assunzione e, nei contesti a rischio, periodicamente o dopo un contatto. Un test positivo non significa malattia: si procede con visita e radiografia del torace per escludere la forma attiva e si valuta l'eventuale terapia dell'infezione latente.

La vaccinazione con BCG, per effetto del DPR 465/2001, è oggi limitata a casi particolari, come gli operatori che non possono sottoporsi a terapia preventiva e che sono esposti ad alto rischio di contagio da ceppi multiresistenti: in una RSA è una situazione eccezionale. Il RSPP garantisce che la classificazione del rischio della struttura sia scritta, condivisa con il medico competente e aggiornata quando cambia l'utenza, ad esempio con l'apertura di un nucleo per persone senza dimora.