B-SP4 Sanità residenziale · Blocco 1/3 (0–4 h) · Slide 45/50

Farmaci antiblastici: pericolosità e linee guida del 1999

I farmaci antiblastici, usati soprattutto nella terapia dei tumori ma anche in alcune malattie autoimmuni, agiscono interferendo con la replicazione cellulare. Per questa stessa proprietà molti di essi sono cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione per chi vi è esposto professionalmente in modo ripetuto, anche a basse dosi. L'esposizione avviene per contatto cutaneo con superfici, flaconi e confezioni contaminati, per inalazione di aerosol durante la preparazione e per ingestione accidentale attraverso le mani.

In Italia il riferimento storico è il documento di linee guida per la sicurezza e la salute dei lavoratori esposti a chemioterapici antiblastici in ambiente sanitario, approvato con provvedimento della Conferenza Stato-Regioni del 5 agosto 1999. Le linee guida prevedono la centralizzazione della preparazione in unità dedicate, con cappe di sicurezza biologica a flusso laminare verticale di classe II o isolatori, accesso limitato a personale formato, DPI specifici, procedure per la somministrazione, lo smaltimento e la gestione degli sversamenti, sorveglianza sanitaria e monitoraggio ambientale delle superfici.

A livello europeo la Direttiva UE 2022/431 ha esteso la disciplina dei cancerogeni e mutageni alle sostanze tossiche per la riproduzione e ha posto l'attenzione sui medicinali pericolosi, chiedendo formazione specifica per chi li manipola. Il Capo II del Titolo IX del D.Lgs. 81/08 è il quadro in cui si colloca questa materia, con gli obblighi di sostituzione dove possibile, sistemi chiusi, informazione dei lavoratori e registro degli esposti.