La raccomandazione chiede alla struttura di elaborare un programma di prevenzione della violenza che diventi parte delle politiche aziendali. Il punto di partenza è un impegno esplicito della direzione, che dichiari la tolleranza zero verso gli atti di violenza e assegni risorse e responsabilità. Il programma deve prevedere un gruppo di lavoro con competenze diverse: direzione, servizio di prevenzione e protezione, medico competente, rappresentanti dei lavoratori, coordinatori dei servizi e, dove presente, il risk manager clinico.
Le fasi indicate sono l'analisi delle situazioni lavorative per individuare quelle a maggior vulnerabilità, la definizione di misure strutturali e tecnologiche, la definizione di misure organizzative, la formazione del personale e la gestione degli eventi con segnalazione, analisi e supporto alle vittime. Per l'analisi si suggerisce di partire dagli episodi già accaduti, dalle segnalazioni, dai registri di infortunio e da questionari rivolti al personale per far emergere anche gli episodi non denunciati.
Un aspetto spesso trascurato è il monitoraggio nel tempo. Il programma deve stabilire indicatori, come il numero di episodi segnalati per nucleo e per turno, la quota di episodi con lesioni e i giorni di assenza conseguenti, e un riesame periodico, ad esempio annuale, dei risultati. Un aumento delle segnalazioni nei primi mesi non va interpretato come un peggioramento: di solito indica che il personale ha iniziato a fidarsi del sistema di segnalazione.