Le misure organizzative incidono sulle cause più frequenti della conflittualità. La prima è un organico adeguato nei momenti di maggior carico: un familiare che attende venti minuti una risposta al campanello del proprio congiunto è più incline a sfogarsi sull'operatore che arriva. Ridistribuire il personale nei momenti critici, come la mattina e il pasto serale, riduce le attese e quindi i conflitti.
La seconda riguarda la gestione dei rapporti con le famiglie. Un referente identificato per ciascun ospite, colloqui programmati con il coordinatore o il medico, informazioni chiare all'ingresso sulle regole della struttura e sugli orari di visita, una procedura per i reclami che sottragga il confronto al corridoio: sono strumenti che spostano le tensioni in un contesto gestito. Va chiarito al personale che non è tenuto a sostenere discussioni sulle scelte cliniche, che vanno indirizzate a chi ha la responsabilità.
La terza riguarda il lavoro notturno e isolato. Quando un operatore lavora da solo in un nucleo, deve esistere un sistema di contatto periodico con i colleghi degli altri nuclei e una regola che impedisca di entrare da soli in una situazione già nota come pericolosa, ad esempio un ospite agitato che ha già colpito. Infine conviene condividere tra i turni le informazioni sugli ospiti con comportamenti aggressivi, attraverso le consegne e il diario assistenziale, perché chi arriva in turno deve sapere a cosa va incontro.