Nei nuclei Alzheimer gran parte degli episodi di aggressività fisica proviene da ospiti con demenza avanzata. In questi casi l'aggressività rientra nei sintomi comportamentali e psicologici della demenza, indicati con l'acronimo BPSD, che comprendono anche agitazione, vagabondaggio, deliri e disturbi del sonno. L'ospite non ha un intento ostile: reagisce a stimoli che percepisce come minacciosi, come essere toccato senza preavviso, essere spogliato, sentire dolore che non sa esprimere, trovarsi in un ambiente rumoroso o non riconoscere chi ha davanti.
Questo cambia l'approccio alla prevenzione. Molti episodi si verificano durante l'igiene e la vestizione, ed è lì che conviene concentrare l'attenzione: presentarsi, avvicinarsi frontalmente e lentamente, spiegare con frasi brevi, rispettare i tempi dell'ospite, rinviare l'attività se la persona è agitata, preferire la stessa coppia di operatori a cui l'ospite è abituato. Le informazioni sulle abitudini di vita della persona, raccolte dai familiari, aiutano a capire cosa la tranquillizza.
Sul piano sanitario, un aumento improvviso dell'aggressività va segnalato al medico, perché può nascondere dolore, infezioni, stipsi o effetti di farmaci. La contenzione fisica non è una misura di sicurezza per gli operatori: è un provvedimento clinico eccezionale, che aumenta l'agitazione e il rischio di lesioni per l'ospite. Il servizio di prevenzione lavora qui in stretta collaborazione con la parte clinica.