In una RSA da novanta posti su tre nuclei, il nucleo ad alta intensità assistenziale registra nell'ultimo anno la metà delle dimissioni volontarie di tutta la struttura, un tasso di assenze per malattia quasi doppio rispetto agli altri nuclei e diverse richieste di trasferimento. La valutazione preliminare dello stress, fatta per l'intera struttura, aveva dato un risultato non rilevante perché i dati erano stati mediati.
Rifacendo l'analisi per nucleo emergono alcuni fattori. Il nucleo accoglie gli ospiti più gravi, ma ha lo stesso organico degli altri. I nuovi assunti vengono inseriti lì perché è dove mancano persone, senza affiancamento. Il coordinatore copre due nuclei ed è presente solo alcune ore. Le riunioni di équipe non si tengono da mesi. Due operatori hanno idoneità con limitazioni alla movimentazione e i colleghi devono compensare. I sollevatori sono pochi e spesso scarichi.
Il piano condiviso con direzione, RLS e medico competente prevede: aumento dell'organico al mattino, collegato al peso assistenziale dei pazienti; affiancamento obbligatorio di due settimane per i neoassunti; un coordinatore dedicato; riunioni mensili con supervisione psicologica a cadenza trimestrale; acquisto di sollevatori e postazioni di ricarica, che migliora anche l'indice di movimentazione. Il caso mostra come stress, movimentazione e organizzazione dei turni siano intrecciati: intervenire su uno solo dei fattori avrebbe dato risultati limitati.