Durante la notte l'assistenza in RSA è garantita da un numero ridotto di operatori, a volte uno solo per nucleo, con un infermiere presente nella struttura o reperibile secondo l'organizzazione e i requisiti regionali. Il lavoro notturno qui non è sorveglianza passiva: comprende giri di controllo, riposizionamenti programmati degli ospiti allettati, cambi dei presidi per l'incontinenza, gestione dei risvegli e dell'agitazione notturna, risposta ai campanelli, prima gestione di cadute e malori.
Questa situazione combina più rischi. Il primo è il lavoro isolato: l'operatore che subisce un infortunio o un malore, o che si trova davanti a un ospite aggressivo, può non avere nessuno vicino. Il secondo è la movimentazione dei pazienti senza un collega, che porta a eseguire da soli manovre previste per due persone. Il terzo è l'affaticamento nelle ore del minimo circadiano, con aumento degli errori e dei rischi di caduta anche per l'operatore.
Le misure da prevedere riguardano un sistema di comunicazione affidabile tra i nuclei e con l'infermiere, dispositivi di allarme personali o di uomo a terra per chi lavora solo, una procedura che stabilisca quali attività non si eseguono da soli e come si chiama un collega, la programmazione delle attività pesanti in modo che coincidano con la presenza di più persone. La gestione delle emergenze notturne, come incendio ed evacuazione, è oggetto di un blocco successivo del modulo e qui va solo richiamata.