La fatica è uno stato di ridotta capacità mentale e fisica dovuto a sonno insufficiente, veglia prolungata, lavoro intenso o ritmi circadiani alterati. Riduce l'attenzione, rallenta i tempi di reazione, peggiora la memoria a breve termine e la capacità di giudizio. In ambito assistenziale si traduce in errori di somministrazione della terapia, scambi di presidi tra ospiti, mancata osservazione di segni di peggioramento, ma anche in infortuni dell'operatore, come punture accidentali con aghi, cadute in corridoi poco illuminati e movimenti bruschi durante le manovre.
Un aspetto spesso trascurato è il rientro a casa dopo la notte. L'operatore che smonta alle sette del mattino, dopo dieci ore di lavoro e quasi ventiquattro ore di veglia, guida in condizioni paragonabili per alcuni aspetti a quelle di chi ha assunto alcol. Gli infortuni in itinere sono tutelati dall'INAIL, ma la prevenzione resta un tema aziendale: informare il personale sui rischi, incoraggiare brevi pause prima di mettersi alla guida, favorire soluzioni di trasporto condiviso.
Le cause organizzative della fatica vanno cercate nella turnistica: doppi turni consecutivi per coprire assenze, straordinari ripetuti, lavoro presso più datori da parte dello stesso operatore. Quest'ultimo caso, frequente con personale a tempo parziale o di cooperativa, sfugge al controllo del singolo datore di lavoro; i contratti di appalto possono prevedere un impegno del fornitore a rispettare i limiti di orario e riposo.