La protezione dalle radiazioni esterne si costruisce su tre leve. Il tempo: la dose è proporzionale alla durata dell'esposizione, quindi dimezzare il tempo di fluoroscopia dimezza la dose. Si ottiene con la scopia pulsata anziché continua, con l'uso del fermo immagine e con una buona preparazione della procedura prima di accendere il fascio.
La distanza è la leva più economica e spesso la più efficace. Per una sorgente puntiforme vale la legge dell'inverso del quadrato: l'intensità si riduce con il quadrato della distanza. Passare da 50 centimetri a 1 metro dal paziente irradiato riduce la dose di circa quattro volte; arrivare a 2 metri la riduce di circa sedici volte rispetto alla posizione iniziale. Un passo indietro durante l'esposizione vale più di molte attrezzature.
La schermatura si ottiene con materiali ad alto numero atomico e densità, come piombo, oppure con calcestruzzo e barite nelle pareti. Le barriere strutturali sono calcolate dall'esperto di radioprotezione in funzione del carico di lavoro e dell'uso dei locali confinanti; i ripari mobili, i vetri piombati pensili e le bandelle sotto il lettino completano la protezione dove il personale deve stare vicino al paziente.
La gerarchia segue quella generale delle misure di prevenzione: prima le schermature strutturali e le scelte organizzative, poi i dispositivi individuali. Un errore diffuso è considerare il camice piombato come soluzione principale e trascurare distanza e tempo, che non costano nulla.