La dosimetria individuale serve a verificare che la dose effettivamente ricevuta da ciascun lavoratore esposto sia coerente con la classificazione e con i limiti. Per i lavoratori di categoria A è obbligatoria; per quelli di categoria B l'esperto di radioprotezione può stabilire se valutare la dose con dosimetri personali o con la dosimetria ambientale delle aree. I dosimetri sono forniti da servizi di dosimetria riconosciuti, letti a cadenza mensile, bimestrale o trimestrale, e i risultati confluiscono nella scheda dosimetrica personale.
Il dosimetro a corpo intero si porta di norma sul tronco. Quando si indossa il camice anti-X la posizione va decisa dall'esperto: un dosimetro sotto il camice misura la dose agli organi protetti, uno sopra il camice, all'altezza del collo, stima quella alle parti non coperte come testa e cristallino. In radiologia interventistica si usano spesso entrambi. Per chi ha le mani vicino al fascio si aggiunge il dosimetro ad anello, e per il cristallino esistono dosimetri dedicati da applicare vicino agli occhi.
Gli errori ricorrenti sono banali ma alterano i dati: dosimetro lasciato nell'armadietto, appeso al camice nella sala diagnostica dove registra dosi non ricevute dalla persona, scambiato tra colleghi, dimenticato in auto al sole. Un valore anomalo va sempre indagato con l'esperto, che può chiedere una relazione al lavoratore. Il RSPP può aiutare con controlli a campione sull'uso e con un richiamo nella formazione: il dosimetro non protegge, misura, e un dato falsato rende inutile tutta la sorveglianza.