Il radon è un gas radioattivo naturale che si forma dal decadimento dell'uranio presente nel suolo e in alcuni materiali da costruzione. Penetra negli edifici dalle fondazioni e si accumula nei locali chiusi poco ventilati, soprattutto interrati e seminterrati. È riconosciuto come cancerogeno per il polmone. Il D.Lgs. 101/2020 lo tratta come fonte di esposizione naturale e fissa per i luoghi di lavoro un livello di riferimento di 300 becquerel per metro cubo come concentrazione media annua.
Le strutture sanitarie hanno spesso al piano interrato locali con presenza continuativa di personale: archivi clinici, farmacia, magazzini, spogliatoi, cucine, lavanderie, talvolta la stessa radiologia. In questi locali la misura della concentrazione è obbligatoria, così come nei locali al piano terra situati nelle aree prioritarie individuate dalle Regioni. La misura si esegue con rivelatori passivi esposti per un intero anno, forniti e analizzati da servizi di dosimetria riconosciuti, perché la concentrazione varia molto tra stagioni.
Se il valore supera il livello di riferimento, il datore di lavoro deve adottare misure correttive, come la ventilazione forzata, la depressurizzazione del vespaio o la sigillatura delle vie di ingresso, e ripetere la misura per verificarne l'efficacia. Se anche dopo gli interventi il livello resta elevato, interviene l'esperto di radioprotezione per valutare le dosi ai lavoratori. Il RSPP tiene traccia di misure, scadenze e interventi, e coordina con l'ufficio tecnico ogni modifica dei locali interrati, che può cambiare la situazione.