Attorno al magnete si definisce una zona ad accesso controllato, delimitata in modo che al suo esterno il campo statico disperso sia inferiore a 0,5 millitesla, valore oltre il quale possono essere disturbati dispositivi come i pacemaker. All'interno si individua la zona di rispetto e, più vicino al magnete, l'area in cui il campo è tale da attirare con forza oggetti metallici. L'accesso è regolato da porte con controllo, cartelli specifici e personale formato che effettua lo screening di chiunque entri.
L'effetto proiettile è il rischio più grave per i lavoratori. Un oggetto ferromagnetico portato all'interno della sala viene accelerato verso il centro del magnete con una forza che aumenta rapidamente avvicinandosi, fino a trasformarsi in un corpo contundente capace di ferire gravemente chi si trova sulla traiettoria. Gli episodi documentati nella letteratura tecnica coinvolgono bombole di ossigeno, carrelli delle pulizie, sedie a rotelle, aste portaflebo, attrezzi da manutenzione, forbici e lucidatrici.
La prevenzione si basa su barriere organizzative e fisiche. Solo attrezzature marcate come compatibili con la risonanza entrano in sala; esistono barelle, carrozzine, bombole e strumenti amagnetici dedicati, conservati separati da quelli comuni. Molte installazioni impiegano rivelatori di metalli all'ingresso come ausilio, non come sostituto dello screening. Il personale delle pulizie e i manutentori di ditte esterne devono essere accompagnati dal personale autorizzato, e le attrezzature di pulizia della sala vanno scelte e identificate in modo inequivocabile.