B-SP4 Sanità residenziale · Blocco 3/3 (8–12 h) · Slide 22/50

Laser in sanità: classi di pericolosità e applicazioni

Il laser produce un fascio di radiazione ottica coerente, monocromatico e poco divergente, che concentra molta energia su una superficie piccolissima. Per questo è pericoloso anche a distanza e anche per riflessione su superfici metalliche come strumenti chirurgici, anelli o vassoi. L'organo bersaglio principale è l'occhio: a seconda della lunghezza d'onda il danno colpisce la retina, con lesioni permanenti, oppure cornea e cristallino. La pelle può subire ustioni con i laser più potenti.

La norma CEI EN 60825-1 classifica i laser in base alla pericolosità del fascio accessibile. La classe 1 è sicura in condizioni ragionevolmente prevedibili. Le classi 1M e 2M sono sicure a occhio nudo ma non con strumenti ottici d'ingrandimento. La classe 2, nel visibile, è protetta dal riflesso palpebrale per esposizioni brevi. La classe 3R comporta un rischio basso ma non nullo. La classe 3B è pericolosa per visione diretta del fascio. La classe 4 è pericolosa anche per riflessione diffusa, può ustionare la pelle e innescare incendi.

In ambito sanitario si trovano laser di classe 3B e 4 in chirurgia, dermatologia, oculistica, odontoiatria e fisioterapia. In una RSA è frequente il laser terapeutico in palestra di riabilitazione, spesso di classe 3B o 4 anche se percepito come innocuo perché non taglia e non scotta. Il RSPP deve verificarne la classe sull'etichetta dell'apparecchio, perché da questa discendono le misure obbligatorie, la formazione e la necessità di nominare una figura tecnica di riferimento.