Di notte una residenza per anziani funziona con un organico ridotto rispetto al giorno: è comune che un intero piano o un nucleo di venti, trenta ospiti sia affidato a uno o due operatori socio-sanitari, con un infermiere che copre più nuclei o l'intera struttura. I medici sono raggiungibili solo in reperibilità o tramite il servizio di continuità assistenziale. Gli ospiti dormono, molti assumono farmaci sedativi, alcuni sono disorientati al risveglio.
È proprio in questa condizione che un incendio produce le conseguenze più gravi. Il tempo che passa tra l'inizio dell'evento e la sua scoperta può essere più lungo, il numero di mani disponibili per spostare gli ospiti è minimo, la catena di decisione è corta e affidata a persone che spesso non sono i responsabili abituali. Per questo la valutazione del rischio incendio e il piano di emergenza devono essere costruiti partendo dal turno di notte, che rappresenta lo scenario peggiore credibile.
Il dimensionamento si verifica con un ragionamento concreto: quanti ospiti non deambulanti ci sono nel compartimento più affollato, quanto tempo serve a un operatore per spostarne uno nel compartimento adiacente, quanti operatori possono arrivare entro pochi minuti dagli altri nuclei senza lasciarli scoperti. Se il risultato non è sostenibile, le soluzioni sono organizzative, come un operatore jolly notturno o la riorganizzazione dei nuclei, oppure tecniche, come la rivelazione con allarme diretto sul dispositivo dell'operatore. Le scelte vanno documentate nel DVR e nel piano.