B-SP5 Chimico-petrolchimico · Blocco 1/4 (0–4 h) · Slide 42/50

Caso pratico: rilascio di ammoniaca in un deposito frigorifero

Uno stabilimento alimentare dispone di un impianto frigorifero ad ammoniaca con un inventario superiore alla soglia superiore e rientra quindi nel decreto. Un lunedì alle 6 del mattino il rilevatore installato nella sala macchine segnala 300 ppm e subito dopo un secondo rilevatore esterno passa in allarme.

Vediamo come dovrebbe funzionare il PEI. L'operatore di sala controllo riceve l'allarme, verifica dalle telecamere, attiva l'allarme generale con il segnale previsto per il rilascio tossico e chiama il responsabile dell'emergenza reperibile. Il sistema automatico ferma i compressori, chiude le valvole di intercettazione motorizzate e avvia la ventilazione di emergenza verso lo scrubber. Il personale dei reparti adiacenti non si dirige al punto di raccolta abituale, che si trova sottovento, ma raggiunge il locale di rifugio designato, chiude porte e finestre e spegne la ventilazione.

La squadra di emergenza interviene con autorespiratori e tute di protezione chimica per individuare la perdita, mentre il responsabile dell'emergenza valuta la direzione del vento con la manica a vento e la stazione meteo e decide se avvisare la Prefettura per l'attivazione del piano esterno. Le informazioni da trasmettere sono predefinite su un modulo: sostanza, quantità stimata, durata, condizioni meteo, aree potenzialmente coinvolte.

Le criticità emerse in casi simili sono ricorrenti: rilevatori non tarati, maschere filtranti con filtri scaduti, numeri di reperibilità non aggiornati, lavoratori di imprese esterne che non conoscono il segnale di rifugio al chiuso.