I guasti di un componente si classificano in sicuri e pericolosi. Un guasto sicuro porta la funzione verso lo stato sicuro, ad esempio una valvola che si chiude da sola fermando l'impianto: è fastidioso ma non crea danni. Un guasto pericoloso impedisce l'intervento quando servirebbe, ad esempio un trasmettitore bloccato su un valore normale. I guasti pericolosi si dividono ancora in rilevati, che la diagnostica scopre e segnala, e non rilevati, che restano nascosti fino alla prova o fino al giorno della domanda. Sono questi ultimi a determinare la PFD.
Per aumentare l'affidabilità si usa la ridondanza, indicata con la notazione M su N. Una logica uno su uno usa un solo componente. Una logica uno su due interviene se almeno uno dei due componenti lo richiede: è più sicura, ma raddoppia gli interventi intempestivi. Una logica due su tre interviene se almeno due su tre concordano: offre un buon equilibrio tra sicurezza e continuità di marcia ed è diffusa sui sensori critici. La norma fissa anche una tolleranza minima ai guasti hardware, che cresce con il SIL richiesto.
La ridondanza perde valore se i componenti possono guastarsi insieme per la stessa causa: stesso modello affetto dallo stesso difetto, stessa presa d'impulso intasata, stessa taratura sbagliata eseguita dallo stesso tecnico, stessa alimentazione. Per ridurre i guasti di causa comune si diversificano tecnologie, percorsi dei cavi e prese di processo, e si sfalsano le attività di manutenzione.