I guasti pericolosi non rilevati si accumulano silenziosamente nel tempo: una valvola di blocco che resta aperta per anni può incollarsi alla sede, un pressostato può perdere la taratura, un'elettrovalvola può bloccarsi per sporcizia nell'aria strumenti. La prova periodica, in inglese proof test, serve a scoprirli e a riportare la funzione in condizioni di piena efficienza. Per una funzione semplice in logica uno su uno, la probabilità media di fallimento su domanda si stima con buona approssimazione come metà del prodotto tra il tasso di guasti pericolosi non rilevati e l'intervallo di prova. Raddoppiare l'intervallo significa quindi raddoppiare all'incirca la PFD.
L'intervallo scelto in progetto, ad esempio un anno o la durata del ciclo tra due fermate generali, va rispettato. Spostare una prova perché la fermata è stata rinviata non è una decisione neutra: abbassa il livello di protezione e dovrebbe passare per una valutazione formale. Conta anche la copertura della prova: verificare solo il trasmettitore e la logica senza muovere davvero la valvola non scopre i guasti dell'elemento finale. Una prova completa simula la condizione di processo o inietta il segnale dal campo e controlla la corsa e il tempo di chiusura della valvola.
Ogni prova va registrata con data, esecutore, esito, anomalie riscontrate e azioni correttive. I registri delle prove sono anche una fonte di dati reali di guasto, da confrontare con le ipotesi fatte in progetto per verificare se il SIL dichiarato è davvero raggiunto in esercizio.