Il termine Process Safety Management deriva soprattutto dallo standard statunitense OSHA 29 CFR 1910.119, emanato nel 1992. Si applica agli impianti che detengono determinate sostanze altamente pericolose sopra quantità soglia ed è diventato un modello di riferimento anche fuori dagli Stati Uniti, specie nelle multinazionali che lo applicano in tutti i loro siti.
Lo standard si articola in quattordici elementi: partecipazione dei lavoratori; informazioni di sicurezza di processo; analisi dei pericoli di processo, con rivalidazione almeno ogni cinque anni; procedure operative; formazione; gestione degli appaltatori; revisione di sicurezza prima dell'avviamento; integrità meccanica; permessi per lavori a caldo; gestione delle modifiche; indagine sugli incidenti; pianificazione e risposta alle emergenze; audit di conformità; tutela dei segreti industriali, con l'obbligo di rendere comunque disponibili le informazioni necessarie alla sicurezza.
Per un RSPP italiano che lavora in un sito di gruppo americano, conoscere questa struttura è utile per dialogare con gli auditor della casa madre e per riconoscere le corrispondenze con la normativa nazionale: molti elementi hanno un equivalente nel D.Lgs. 81/08, come la valutazione dei rischi, la formazione, il coordinamento con le imprese esterne e la gestione delle emergenze, mentre altri, come la gestione delle modifiche e l'integrità meccanica, trovano riscontro soprattutto nella disciplina degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante, trattata nel blocco precedente.