B-SP5 Chimico-petrolchimico · Blocco 2/4 (4–8 h) · Slide 43/50

Meccanismi di danneggiamento delle apparecchiature di processo

Per ispezionare in modo efficace bisogna sapere che cosa si cerca. Il riferimento più usato per classificare i meccanismi di danno nelle raffinerie e negli impianti chimici è la pratica raccomandata API 571. I meccanismi più comuni si raggruppano in alcune famiglie. La corrosione generalizzata assottiglia uniformemente le pareti; la corrosione localizzata, come la vaiolatura, produce perforazioni puntiformi difficili da trovare. L'erosione e l'erosione-corrosione colpiscono curve, riduzioni e zone a valle di valvole di laminazione, dove il fluido è veloce o contiene particelle.

La tensocorrosione, ad esempio da cloruri sugli acciai inossidabili austenitici, genera cricche anche con perdite di spessore trascurabili. La fatica meccanica nasce da vibrazioni di piccole tubazioni, come prese per strumenti e drenaggi collegati a pompe e compressori; la fatica termica da cicli ripetuti di riscaldamento e raffreddamento. Lo scorrimento viscoso ad alta temperatura, detto creep, interessa forni e tubazioni calde. L'infragilimento da idrogeno colpisce impianti che trattano idrogeno o acido solfidrico.

Un meccanismo spesso sottovalutato è la corrosione sotto coibentazione, nota con la sigla CUI: l'acqua penetra nell'isolamento danneggiato e resta a contatto con l'acciaio, che si corrode senza segni visibili dall'esterno. Le tubazioni che lavorano in intervalli di temperatura favorevoli alla condensa sono particolarmente esposte. Durante i sopralluoghi, coibentazioni rotte, lamierini mancanti e macchie di ruggine sono segnalazioni utili da trasmettere alla funzione ispezioni.